Venerdì 5 giugno 2026 alle 17:30, la Sala Vanvitelli della Mole Vanvitelliana di Ancona ospita una «conversazione per immagini» con Massimo Baldini, dal titolo Il mondo fotografato. L’incontro si inserisce nell’ambito della mostra Ancona Revisited, che presenta circa 100 fotografie del fotografo marchigiano in dialogo con i versi del poeta neodialettale Franco Scataglini (1930–1994). L’ingresso è libero.
“Il mondo fotografato è diverso dal mondo reale” – ha scritto Luigi Ghirri, capofila di un gruppo – “cui appartenevano tra gli altri Gabriele Basilico, Olivo Barbieri e Mimmo Jodice – che a partire dagli anni Ottanta ha radicalmente innovato la fotografia di paesaggio, non solo in Italia. Anche grazie al loro contributo, oggi quell’affermazione è diventata di senso comune. Meno scontati sono i dispositivi, formali e tematici, attraverso cui le fotografie si discostano dalla realtà. Lasciando la parola soprattutto alle immagini, tratte anche dalla mostra Ancona Revisited, Massimo Baldini mostrerà alcuni di tali dispositivi: simmetria, prospettiva, retrovisione, effetto Orfeo, closer, cult, on the road, solitudine, cibo, sonno, sacro/profano, città, mistero. Una full immersion piena di sorprese nell’«altro mondo» fotografico”.
La mostra Ancona Revisited, in corso fino al 14 giugno, è realizzata con il sostegno del Comune di Ancona ed è accompagnata da scritti inediti di Franco Brevini e Marta Paraventi. Non si tratta di un semplice percorso documentario, ma di un’indagine visiva e poetica capace di coniugare rigore analitico e sensibilità estetica. Il termine revisited richiama l’idea del ritorno come occasione per una rilettura e una ricomposizione: da un lato lo sguardo che si posa nuovamente su un luogo familiare, dall’altro la distanza critica che permette di reinterpretarlo.
Massimo Baldini, nato e cresciuto in Ancona, attraversa la città come un tessuto vivo. Le sue fotografie non cercano l’effetto spettacolare, ma una rivelazione progressiva. Scale che salgono e scendono come intervalli di una partitura, fronti urbani segnati dal tempo, scorci in cui l’antico riaffiora nel moderno: ogni immagine invita a rallentare, a sostare, a guardare meglio. La monumentalità del Passetto si scioglie nella vita quotidiana che scorre ai piedi del sacrario; una curva verso il molo, una lanterna solitaria, il colore inatteso di una banchina arrugginita diventano epifanie silenziose. Molte fotografie lavorano sul tema della soglia, della frontiera, del passaggio: la scalinata imponente, la strada che costeggia il molo e conduce verso la nave in partenza, la linea obliqua che separa la città dal mare. Ognuna di queste immagini non è solo un tema compositivo, ma chiama in causa l’esperienza del collocarsi tra due dimensioni: l’alto e il basso, l’aperto e il chiuso, il tempo vissuto e quello immaginato.
In questo tessuto visivo i versi di Franco Scataglini attivano una corrente sotterranea tra una fotografia e l’altra. Il suo dialetto è appena discosto dall’italiano, ma proprio in questo scarto minimo è incisa l’impronta geografica ed esistenziale che Scataglini intende portare nella sua poesia. I due autori sono uniti da un’estetica della sottrazione. Entrambi tolgono, riducono all’essenziale: l’uno le misure delle parole, dei versi e delle strofe; l’altro l’immagine sfrondata di tutto ciò che non sia indispensabile.

