ARREDAMENTO CASA

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GREEN FRAME HOUSE E' SOSTENIBILITA'

Architettura sostenibile”. Il tema di questa mostra è estremamente attuale e lo sa bene lo Studio AstoriDePonti Associati, che con il suo progetto Green Frame House ha raccolto consensi nel corso dell'edizione 2010 di Abitare il Tempo, appena conclusasi a Verona. La sostenibilità ha pervaso a macchia d’olio ogni settore della sfera culturale e recentemente anche di quella industriale a livello globale, quasi senza discriminazioni geografiche.
Come sempre, quando l’attenzione generale si indirizza in maniera ossessiva su un unico argomento, capita di assistere ad un utilizzo propagandistico e poco critico delle parole e dei concetti che legano il proprio destino alla causa superiore della sostenibilità ambientale.

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Il progetto per questa mostra - intesa come mostra “culturale” - non vuole in questo senso proporre una soluzione definitiva ed assoluta alla questione della sostenibilità. L’intenzione è fondamentalmente quella di proporre uno spunto alternativo di riflessione, che spinga a ragionare in termini inconsueti rispetto alla corrente generale. Sostenibilità è anche e soprattutto recupero, e in questo senso l’utilizzo di una struttura a container come tassello progettuale va inteso come atto provocatorio, ma di estrema responsabilità. Il progetto insiste proprio sul ciclo di vita di questo prodotto: Green Frame House preserva il fascino industriale del container, restituendo una seconda vita a una struttura altrimenti destinata ad essere dismessa.

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A partire da questo, il tentativo è chiaramente quello di declinare un alfabeto di lettere industriali nella virtuosistica ricerca di una poetica abitativa tradizionale.
Così gli architetti per spiegare il concept:“Il progetto Green Frame House nasce da un incontro tra idee e sogni: il sogno di restituire vita, significato e utilità al container, inteso come oggetto abbandonato, e l’idea di sperimentare una sostenibilità definendo forme di abitare consolidate a partire da un modulo industriale. L’allestimento Green Frame House presentato in fiera costituisce in questo senso una sorta di cantiere di lavori in corso di un progetto possibilmente più ambizioso e di più ampio respiro, che punta a far diventare realtà questo incontro. L’esacerbazione del contrasto tra finito e non finito, tra interno domestico ed esterno vissuto e corroso, punta espressamente ad esaltare la vocazione abitativa latente di questi elementi modulari. Il tentativo è quello di portare un piccolo ulteriore contributo restituendo al modulo container la dignità di un abitare non effimero né alternativo”.

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Antonia Astori nasce a Melzo (Milano) nel 1940. Si laurea in Industrial e Visual Design all’Athenaeum di Losanna nel 1966.
Dal 1968 collabora in qualità di designer con l’azienda italiana Driade; realizza importanti progetti di sistemi e di mobili intesi come “architetture da camera” e contribuisce a definire l’immagine aziendale con allestimenti ed esposizioni.
Nei progetti dei sistemi, che concepisce come “opera aperta” alla cui definizione finale può contribuire il fruitore, analizza le potenzialità formali.
Negli allestimenti, realizzati per manifestazioni fieristiche, negozi e showroom, evidenzia le qualità espressive e le applicazioni d’uso dei prodotti.
All’attività di designer affianca quella di architetto d’interni con progetti per abitazioni, uffici, showroom, negozi. In questo ambito assume particolare rilievo la collaborazione con gli stilisti francesi Marithé e François Girbaud per la progettazione di negozi a Parigi e in altre città di tutto il mondo, la realizzazione del progetto per uffici e showroom della fabbrica Driade e i molti negozi da Driade.
Il ruolo di Antonia Astori sulla scena nazionale e internazionale si completa con la presenza a importanti eventi, da un’iniziale, ma indimenticata, Eurodomus a Torino nel 1971, sotto l’egida di Gio Ponti, alla mostra “Design Donne” nel 1985 a Tokyo, alle numerose partecipazioni in Triennale così come a Verona per “Abitare il tempo”. E infine, nel 2006, alla Mostra “Il Cosmo Driade: Immagine del Design Italiano” al Museo “Die Neue Sammlung” di Monaco.
Su di lei hanno scritto numerosi critici tra cui ricordiamo Renato De Fusco (Il gioco del Design, Electa, 1988), Vanni Pasca (Pioneers of product design, Creo Corporation-Tokio, 1994), Fulvio Irace (Driade Book, Skira, 1995), Benedetto Gravaguolo (Antonia Astori designer, Lam, 1983), Marco Romanelli (“Antonia Astori ovvero le parole del progetto”, D.E, 2, aprile 1996).

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Nicola De Ponti nasce a Milano nel 1971, e si laurea in Architettura al Politecnico di Milano nel 2000. Dal 1996 al 1999 collabora a più riprese con lo studio di architettura e design Tusquets, Diaz e Asociados di Barcellona, indirizzando la propria formazione alla progettazione architettonica.
Dal 2001 al 2004 inizia la collaborazione, in qualità di responsabile di progetto, con lo studio di architettura di Flavio Albanese, dedicandosi alla progettazione e allo sviluppo dell’intervento di riconversione del complesso industriale FAEMA a Milano, polo culturale in espansione dell’arte contemporanea e dell’editoria milanese. Inizia, contemporaneamente, a svolgere attvità di libero professionista, realizzando i primi interventi di architttura di interni ed una casa unifamiliare in Argentina.
Dal 2003 al 2006 collabora con il Polirtecnico di Milano, nell’ambito dello svolgimento dei corsi di Pogettazione Architettonica del Politecnico di Milano Bovisa.
Nel 2004 intraprende definitivamente l’attività di libero professionista, in associazione con Antonia Astori, dedicandosi principalmente alla progettazione di architetture di interni, allestimenti e prodotti di industrial design. Ha inizio, in concomitanza, l’attività tuttora in corso di giornalista critico di architettura per la testata OFX Architettura, del gruppo editoriale DDE di Milano.

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