SPECIALI

UN GRUPPO FELICE 

Come tutti sappiamo, i Pooh hanno deciso di smettere alla fine del 2016. Abbiamo pensato, come omaggio alla loro eccellente carriera artistica, di pubblicare l'intervista effettuata dalla “nostra” brava Alessandra nel 1999, e una gallery di nostre immagini di un loro concerto dello stesso anno.
Ai quattro grandi musicisti un augurio di buon proseguimento di vita. Comunque, mancheranno a tantissimi, ma è giusto che dopo tanti anni di successi e di giri per il mondo, possano finalmente riposarsi, anche se pensiamo che la musica non l'abbandoneranno mai.





Parafrasando il titolo del loro fortunatissimo ultimo album di questo fine millennio, non c'è epiteto più appropriato per i Pooh, indiscutibilmente e meritatamente il complesso più famoso e longevo d'Italia.
Durante i concerti i quattro componenti, cioè Roby FacchinettiDodi BattagliaRed Canzian Stefano D'Orazio, con modestia respingono “aggettivi esagerati” come mitici, inossidabili, ma quando attentamente si osservano le folle o gli stadi stracolmi e si nota che a cantare i loro pezzi non ci sono solo gli ex ragazzi della fine degli anni sessanta, ma anche i loro figli, poco più che ventenni, cresciuti con le loro melodie e persino bambini galvanizzati, di una decina d'anni, è innegabile che si può giungere a definirli anche dei fenomeni.

Con i Pooh il cliché di una presunta eternità delle belle canzoni nel corso degli anni è indubbiamente concreto.

Tre generazioni all'insegna delle melodie di questo complesso che, stabilizzatosi nell'assetto attuale nel lontano 1973, quando Red subentrò a Riccardo Fogli (che poi ha fatto strada da solista), ha tratto successo non solo nel Bel Paese, ma anche all'Estero.

Il curriculum dei Poh luccica: un paroliere di fiducia (Valerio Negrini, ex componente), un sodalizio vigoroso, una linea continua di gloria che parte da Piccola Katy (ancora oggi viene suonata dalla chitarra sulle spiagge al'imbrunire), che ostenta un disco d'oro nel '72 con la strafamosa Tanta voglia di lei e che dall'LP Alessandra (nome e dedica per la figlia di Facchinetti nata in quegli anni) non conosce pause o incrinazioni.

Dire Pooh vuol dire coinvolgimento, in ogni senso: grandiosamente sostengono due ore di concerto senza interruzioni, pregiandosi di atmosfere coinvolgenti, suoni di tamburi come in Maria Marea, esibizioni quasi a “cappella” come in Innamorati sempre innamorati mai, pubblico estasiato che accompagna (con occhi sognanti) i testi più famosi.
E poi scenografie da applausi, giochi di colore e luci che non possono non affascinare e deliziare la vista, con intarsi e onde.

E' facile trovare un disco dei Pooh nelle case di ogni italiano: dischi che parlano di donne che fuggono, che amano, che vivono in giro per il mondo come Susanna, che sposano il migliore amico e poiché è un amico non si può tradirlo.
Brani che ricordano il valore delle amicizie, quelle “datate”, attraverso una copertina con tranquille zebre che camminanno in branco nelle praterie (1966).
Brani che con delicatezza trattano argomenti di attualità: come non ricordare L'anno, il posto, l'ora, l'ultimo viaggio di un uomo che precipita con un aereo di passeggeri, erano gli anni '70, era il successo di Parsifal, con i magnifici quattro con vesti medievali.
Canzoni che cantano la libertà, l'essere libero e vivo, o le crisi di una famiglia (Il cielo è blu sopra le nuvole, 1992) con gli egoismi e le debolezze della società d'oggi (Uomini soli, 1990).
Canzoni come Pronto, buongiorno è la sveglia, splendido spaccato di una giornata tipo dei nostri musicisti (Boomerang, 1980), che dichiarano di fare ancora oggi la conta per guidare.
Canzoni da amare, ricordare, orecchiabili, senza una complessità elitaria.

I Pooh amano il pubblico. Lo dichiarano sempre. Si potrebbero anche definire i “Beatles” italiani, basti vedere i numerosi riconoscimenti, tra cui quello di Cavalieri della Repubblica, che può ricordare quello di Baronetti dato alla mitica band inglese.
Sono in grado di pubblicare album da solisti senza motivo di scindersi, sono in grado di fiutare nuovi talenti, non ultimo Giovanni Danieli, nuovo supporter dei loro concerti, giovane biondo, stile dandy, buon violinista, che appoggia il complesso col suo Disincanto.
Ed è noto che i Pooh si sono prodigati per associazioni di livello e vario genere, come il WWF, sostenuto col successo di vendite dell'LP Oasi, lavoro degli ultimi anni '80.

Successo spaventoso il loro, incredibile, lungo da narrare: Un Posto Felice, l'ultimo album (quello della apprezzatissima hit “Se balla da sola”, storia della solitudine di una donna vittima della monotonia quotidiana), porta in copertina un bimbo che simpaticamente fa capolino da un sacchetto di carta. Come quello usato per il pane.
Alimento fondamentale per i bimbi cui è dedicato: quelli dei Balcani, senza distinguerli fra serbi, macedoni, albanesi. Quelli che devono avere ancora il gusto di giocare, oltre gli spari e le mine anti-uomo. Quelli che devono vivere, e la vitalità è insita nel carisma, nel ritmo e nella bravura di questo meraviglioso prodotto italiano.

Abbiamo incontrato Red Canzian, che si è fatto portavoce di tutto il gruppo e che ha soddisfatto la nostra richiesta a saperne di più: conoscere il segreto di un meritato successo.

- Da trent'anni siete sulla cresta dell'onda e le vostre canzoni coinvolgono meritatamente almeno un paio di generazioni. Come si svolge il lavoro dei Pooh, ovvero come nasce una canzone di successo fra di voi?
All'inizio non è mai un lavoro di équipe, ma un lavoro singolo e personale: ognuno di noi scrive a casa sua, nasce sempre prima la musica, si parte dalla musica, quindi io, Roby e Dodi singolarmente componiamo le melodie e poi, una volta selezionate e scelte, D'Orazio e Negrini scrivono i testi. Di lì si comincia in base alla musica, in base al testo, a pensare ad un arrangiamento, a pensare a tutto quello che ne consegue.

- Affrontate molte tematiche interessanti, ma protagonista principale è sempre lei, la donna: dolce, ribelle, spirito libero, da lasciare o da amare. La donna ideale da cantare com'è?
Sai, noi l'abbiamo cantata in tutte le sfaccettature. Comunque la donna ideale è la donna, la donna a tutto tondo, la donna che molto più dell'uomo sa essere spontanea, vera, sa andare in profondità, capire i problemi. Noi abbiamo cantato molto il genere femminile perchè crediamo che il mondo ruoti intorno alla donna. Credo che sia ovviamente uno spunto di grande emozione e di grande ispirazione.

- Negli ultimi LP si nota un trionfo anche del sentimento dell'amicizia: cosa vuol dire per voi essere amici?
Vuol dire essere arrivati sino a qui, innanzitutto. E quindi ci siamo permessi di fare una canzone come Amici per sempre dopo trent'anni che stavamo insieme. L'amicizia è una cosa importantissima, quasi quanto l'amore. E' difficile da costruire, è una parola molto importante, e credo sia la base di questa nostra unione, alla fine, al di là di tutto quello che può essere il contorno. Dire ho un amico vero è molto delicato. Credo che tutto poi ruoti intorno ad un grande rispetto, ad un forte sodalizio.

- C'è un disco a cui siete particolarmente affezionati?
Ne abbiam fatti tanti e ognuno di noi potrebbe darti una risposta diversa. Ci sono stati dei dischi importanti nella nostra carriera: l'album Opera prima che è stato il primo con la nuova casa discografica, che è quella che abbiamo tuttora, la CGD; poi Parsifal perchè ha dato un cambio di rotta ed è stato il primo con questa formazione, ventisette anni fa; ce ne sono stati altri fondamentali come Boomerang e Viva agli inizi degli anni '80, che hanno segnato una ulteriore svolta musicale, poi è da citare Giorni Infiniti, che ha aperto un'altra strada, Uomini soli per ovvi motivi (vittoria a Sanremo '90). Direi che comunque questo, il nostro ultimo prodotto, è sicuramente uno degli album più belli degli ultimi dieci anni.

- Qual è la canzone che ha segnato per voi la svolta nel cammino del successo?
C'era stata Piccola Katy all'inizio, che aveva creato un piccolo successo che poi i Pooh hanno perso. Poi Tanta voglia di lei ha riaperto la strada del successo in campo  musicale che, grazie a Dio, non si è più interrotta.

- I titoli dei vostri album ispirano voglia di libertà (Viva, Boomerang, Oasi, il cielo è blu sopra le nuvole): cosa, dunque, rappresenta il Posto felice per i Pooh?
E' un po' quel posto immaginario ed effettivamente non reale che ognuno di noi cerca e che troppo spesso identifica nel luogo sbagliato. Pensiamo che poi la felicità vada cercata dentro di noi ed è fatta sicuramente di cose impalpabili, non della bella casa o della bella macchina. La felicità è data da quelle piccole sensazioni che riesci a provare, a gustare solo se sei un osservatore attento di te stesso. E quando tu hai raggiunto quella felicità con te stesso, poi la trasmetti anche a chi ti sta vicino e riesci a vivere bene anche con gli altri.

- Molti gruppi musicali, doppo periodi di gloria, si scindono, a volte inspiegabilmente. Voi siete l'esempio di un esatto contrario, quello della compattezza, soprattutto dal 1973, l'anno in cui tu hai completato l'assetto subentrando a Riccardo Fogli. Che consiglio vi sentireste di dare agli altri giovani complessi?
Ci vuole una grande pazienza per vivere in quattro, già è difficile vivere in due no? Quanti matrimoni finiscono... Bisogna accettare l'opinione anche degli altri, saper rinunciare ad una parte delle proprie voglie e delle proprie personalità, dei propri ideali, in favore degli ideali degli altri. Chiaramente ci deve essere un unico progetto comune che unisce i potenziali quattro, perchè è ovvio che se uno vuole andare a nord e l'altro va a sud, non si va da nessuna parte.

- Una domanda per le nuove generazioni: chi è, chi è stata, la “Piccola Katy”?
Piccola Katy era l'esempio delle ragazzine che negli anni sessanta scappavano di casa per seguire i gruppi musicali, era una manìa. Sembra che sia stata identificata in una signora che adesso vive a Palermo e che abbiamo incontrato durante una conferenza stampa. All'epoca abitava a Milano, nel periodo in cui i Pooh suonavano in un locale del capoluogo lombardo. E si è spacciata come l'ispiratrice di questa Piccola Katy; è una signora sui 45-47 anni. Chissà se Valerio Negrini, quando ha scritto il testo, pensava a lei... può essere... comunque è un personaggio simbolico, che racchiude le caratteristiche di queste giovani che seguivano i complessi, e ce n'erano molte: noi ne avevamo parecchie dietro, le chiamavamo “le gruppies”!

- Il vostro giudizio sui rapporti fra tecnologia e musica (siete stati il primo complesso italiano ad aver utilizzato il laser nei concerti, già dagli anni '70!) e sui vari riconoscimenti che vi sono stati conferiti...
Per quanto riguarda la tecnologia, noi siamo stati sempre molto curiosi e affascinati ad usarla, e l'abbiamo utilizzata forse per primi in molti casi. Bisogna però stare attenti alla tecnologia, affinchè non porti via l'emozionalità; deve sempre essere subordinata a questa e usata in funzione del rispetto per la canzone. Per quanto riguarda invece i premi e le onorificenze, sono tutte cose molto belle e importanti, ma io credo che il regalo più bello, e lo dico anche la sera dal palco, sia vedere nelle platee tre generazioni divise per età ma unite dalla stessa emozione. Penso che questo valga più di qualsiasi altro premio o riconoscimento.

Un cantante senza pubblico non avrebbe motivo di esserci. Ma un pubblico di uomini senza canzoni che accompagnino le singole giornate non resisterebbe. La musica è nell'animo di tutti. 
I Pooh dicono di sentirsi sempre giovani, dicono di non essere mai cresciuti. Ma il panorama musicale indiscutibilmente ha avuto una crescita vertiginosa grazie a loro.
Che il successo continui.
Banner
Banner
Banner
Banner
Banner
Due rarissime nascite al Parco Le Cornelle
DUE RARISSIME NASCITE AL PARCO LE CORNELLE Li chiamano «I fantas...
Banner

SPECIALI AZIENDE

Un gruppo felice
UN GRUPPO FELICE Come tutti sappiamo, i Pooh hanno deciso...