SPECIALI

MASSAFRA: DAL RUPESTRE ALL'INDUSTRIA 

Cenni storici 
La storia di Massafra ha origini antichissime: risalgono addirittura all’era neolitica i reperti rinvenuti in alcune zone del suo territorio.  Si ritiene che nel 754 a.C. esisteva già un villaggio fortificato sull’altura di Citignano, la cui gente si sarebbe spostata nella sottostante gravina della Madonna della Scala. Nel 500 a.C vi fu un successivo stanziamento a sud, che avrebbe dato origine all’abitato.
Massafra mantiene ancora oggi alcune tracce del suo passato fatto di Greci, Romani, Longobardi, Normanni, Svevi, Angioini e monaci Basiliani.




Testimonianze della religiosità pagana prima e cristiana poi, parlano dell’esistenza di una primitiva comunità, che godeva di una propria autonomia economica. Dal VI-VII secolo in poi, con l’immigrazione greco-bizantina, si raggiunse l’apice del periodo del vivere in grotta, dovuto alla cultura religiosa orientale e alle persecuzioni di Bisanzio, che provocarono diverse immigrazioni di civili nelle gravine.
Ebbe origine così la cosiddetta Civiltà rupestre, una cultura che ha permesso a Massafra di essere conosciuta in tutto il mondo per le sue gravine, da quella di San Marco alla Madonna della Scala.
Oltre che alle numerose testimonianze storiche, le origini di Massafra restano legate ad una serie di vicende più o meno leggendarie.
Data la vicinanza a Taranto, è stata spesso coinvolta in sue numerose vicende.  Nel X secolo fu sede di Castaldato, centro amministrativo longobardo dei Beni della Corona.  Dopo il feudo massafrese venne aggregato a Mottola e Castellaneta, mentre fu donata la Chiesa di S. Lucia insieme al Fiume Patemisco al Monastero di Cava dei Tirreni.
Con i Normanni la Chiesa di Massafra passò a Mottola. Guglielmo Maletta ne divenne amministratore. Con gli Svevi, secondo una leggenda, pare che Federico II frequentasse il Castello di Massafra per trascorrere le notti con Bianca Laura, figlia del Maletta, dalla cui relazione nacque Manfredi.
Con Oddone di Soliac, Massafra visse un infelice periodo. Si deve agli Angioini una prima fase di riordino. La città in quel periodo passò nelle mani di diverse famiglie: il principe di Taranto Filippo, Angelo de Austria, Seripando, Francischiello d’Assisi, Toatto Alemanno, Amelia de Massafra, Sanseverino, Giovanna I e II, Del Balzo Orsini e altri. Nel 1497, dopo Antonio Piscicello, Massafra fu concessa da Federico d’Aragona ad Artusio Pappacoda, al quale successe il figlio Francesco. Verso il 1633 il feudo fu venduto ai Carmignano che ne trasferirono la proprietà agli Imperiali di Oria e di Francavilla. Dopo la rivoluzione napoletana del 1799 e la fine della feudalità, anche a Massafra si respirò aria risorgimentale, sino alla ricostruzione democratica odierna.

Economia e Società
Abbandonata l’ipotesi sull’origine messapica, l’etimologia del toponimo Massafra deriverebbe da diverse ipotesi: Massa-afrorum, nucleo di africani lasciati da Annibale; Massa-fracta, roccia fratturata; Massa-fera, luogo selvaggio; Man-sapris, ambiente grottale di eremiti.
Massafra nota come la “Tebaide d’Italia”, dista 17 km da Taranto, è situata a 110 metri sul livello del mare, da cui domina il Mar Jonio.
Presenta un paesaggio diversificato: la marina, che si estende su un litorale basso con sabbia dorata finissima, dalla zona di Lido Azzurro fino a Chiatona. Il territorio presenta anche una pianura fertilissima dedita all’orticoltura che sfrutta le abbondanti risorse idriche sotterranee e in superficie. La collina, che sale sino ai 450 metri di Monte Sant’Elia e Corno della Strega. Queste zone sono dedite alla coltivazione di uliveti, vigneti, mandorleti, frutteti. Nell’entroterra compaiono i sabbioni pliocenici, addossati sul calcare compatto cretaceo da cui si estraggono i tufi di costruzione e dove sono inserite le gravine.
Un panorama fatto di boschi, di lamie (incisioni aperte sulla roccia calcarea compatta) e gravine (solchi più profondi dalle pareti ripide e scoscese). Le gravine sono anche testimonianza della civiltà dell’uomo con le sue abitazioni, le chiese, le officine adattate in grotte naturali; e ancora luoghi dalla ridente vegetazione, ricca di oltre 600 piante, molte delle quali officinali e mediche. Tra la piana e la collina si estende il borgo medioevale,  ricco di viuzze e larghi; ai confini sorge l’abitato urbano di più recente sviluppo edilizio. Massafra è legata a fattori economici i più disparati: dall’agricoltura, all’industria, al commercio, all’artigianato. Numerose le aziende agricole produttrici degli agrumi; pregiate le produzioni di olio e di vino. Sorge qui uno dei poli maggiori dell’Area di sviluppo industriale della provincia di Taranto, legata all’indotto metalmeccanico, agricolo, dell’edilizia; piccole aziende sono dedite alla produzione di prodotti caseari e salumifici. Le attività legate all’artigianato sono non solo di produzione e di servizio, ma anche artistiche. Ancora vive ma ridotte, le attività legate alla realizzazione di una varietà di ricami artistici; le ceste dei panierai; gli elaborati dei ferrai e stagnini; le creazioni di pietra calcarea  dei maestri scalpellini; infine i pupi in cartapesta che animano la famosa festa del Carnevale.
Massafra fa parte della Comunità montana Murgia sud orientale e del Consorzio Costa Verde.





Da visitare
L’abitato di Massafra presenta interessanti monumenti. La Torre dell’Orologio, nel borgo antico, ha un’altezza di 22 metri con campane settecentesche e presenta una decorazione baroccheggiante. IlMunicipio è stato costruito nel 1841, le coperture della sala consiliare e del sottostante teatro furono realizzate con grosse travature il legno. Il Castello fu fortificato sotto i Normanni, appartenne a diverse famiglie feudatarie. Nel 1497 i Pappacoda, restaurarono l’edificio. Il regio Demanio lo vendette a Michelangelo Zuccaretti e, alla morte di questi, nel 1859 passò per testamento ai Pellegrini di Napoli. Venne, infine, acquistato da privati e successivamente dal Comune. Tra i palazzi storici si annoverano il villino ex Margherita, riproduzione stilistica del Castello Miramare di Trieste, sito nella Villa principale, il Palazzo ex De Notaristefani, il Palazzo ex De Carlo.
Le diverse grotte, gli anfratti e lo scenario delle gravine costituiscono poi un interessante percorso culturale: la Grotta S. Michele; la Necropoli di S. Angelo, detta “Grotta delle navi”, per le incisioni sulle pareti; la Necropoli di S. Sergio; il Dolmen; la gravina S.Marco, chiamata “il Paradiso di Massafra” per la sua bellezza naturalistica. Naturalmente da ammirare i segni disseminati nelle grotte, le varietà di stili architettonici e le cripte, luoghi di culto che conservano preziosi affreschi: Cripta di S.AntonioCripta di S. Leonardo e tantissime altre, alcune difficilmente raggiungibili.
Massafra ha poi un numero variegato di chiese, da quelle bizantine, alle più recenti costruzioni. Di interesse il Santuario della Madonna della Scala che prende il nome dalla gradinata monumentale, situato nel cuore della omonima gravina, lunga 4 Km, immersa in una atmosfera pregna degli aromi e del mistero della “Valle delle Rose”; la Chiesa barocca di S. BenedettoS. Agostino con l’annesso convento; l’antichissima Chiesa di S. Lucia che presenta tracce di antichi affreschi; la chiesetta dei SS. Medici; il Convento dei Cappuccini; l’ex Chiesa Madre dalla struttura architettonica quasi militare; del 1853 il Duomo di S. Lorenzo detta “Chiesa Nuova”; la romantica chiesetta della Madonna delle Grazie, immersa nella gravina omonima; Chiesa di Gesù Bambino le cui origini sono collegate ai prodigi di un bambinello di cera.




Cucina tipica
Ricca la cucina tipica: dagli antipasti ai dolci, piatti dai sapori contadini e marinari.
Tipici primi piatti sono la pasta fatta in casa: orecchiette e fricidd al sugo o con le rape; cavatelli con i legumi; pizzicarieddi (piccole orecchiette) con pecorino locale; fave e foglie (verdura campestre); fave spuzzittate (aperte ma non sgusciate); minestra del pezzente (pasta, verdure e frattaglie cotte insieme in brodo); cardoncelli al forno; ncapriata (purè di fave con cipollotti selvatici, i lampascioni).
Secondi piatti: carne mista al fornello; capuzza (testa di agnello cotta al forno); gnjummariedde (frattaglie di capretto o agnello, raccolti a gomitolo con budelline e cotti alla brace).
Ci sono poi piatti tradizionali natalizi e pasquali: callarello (bollito di agnello e verdura); marro (rotolo di interiora di agnello); p’ddich chien (focaccia ripiena di cipolla). Insieme ai tradizionali dolci pugliesi, particolari: scartagghiet (canestrelli di pastafrolla fritti col miele); nglppet (taralli ricoperti di zucchero).
Per quel che riguarda il pesce, valgono le regole delle altre realtà marinare pugliesi: dalle spaghettata alle cozze, ai risotti, zuppe e arrosti.
Variegata la cucina grazie alla: cacciagione, funghi, monacedde (chiocciole), salumi e formaggi.
Il tutto accompagnato da un buon vino e condito con olio rigorosamente locali.

Curiosità

La storia di Massafra è strettamente e fortemente sostenuta da leggendari racconti, una terra legata al folklore, alla magia e al mistero dei suoi luoghi. La farmacia di Mago Greguro, per esempio, è un complesso di 12 grotte al cui interno si trovano numerose nicchie come scaffalatura. La figura del mago è avvolta dalla leggenda che narra che con la figlia Margheritella raccogliesse e catalogasse erbe magiche. Si narra che Margheritella fosse bella, ambita tra gli uomini e invidiata dalle donne. Condannata per questo al rogo, fu salvata dall’Igumeno Anselmo. Massafra era il paese dei “masciari”; oggi restano i nomi dei luoghi in cui i santoni praticavano i loro riti e confezionavano pozioni magiche: la Gravina della Zingara, il Corno della Strega, le Forche e tanti altri.
Leggende sono legate al Castello nell’età degli Imperiali che ricostruirono la torre ottagonale che affaccia sulla Gravina di San Marco. La costruzione di questa torre diede al castello una fattura originale. Una leggenda fantasiosa narra che essa fosse stata voluta da Federico II perché l’ottagono era il suo simbolo e che fosse una fortezza lungo la via che va dalla Terra Santa a Castel del Monte. Inoltre il Castello avrebbe ospitato per breve tempo il Sacro Graal recuperato da Re Federico e destinato ad essere ospitato presso Castel del Monte. Anche la stanza delle torture è celata dal mistero, si dice fosse collocata nella torre ottagonale, ma la “sala del mutapensiero”, così era conosciuta nell’alto medioevo, in realtà non è mai stata trovata.
Misteriosi anche i miti legati ai cunicoli e anfratti di una mitica ma reale Massafra sotterranea.
Particolare la tradizione legata al Carnevale che un motto vuole si festeggi a casa propria a differenza del Natale e Pasqua, volendo dire che è più conveniente che in questa occasione certi atteggiamenti troppo allegri e ridicoli restino tra le proprie mura domestiche. Nella giornata di inizio del Carnevale, il 17 Gennaio, veniva condotto il bestiame a benedizione e poi c’era grande festa continua per tutte le domeniche e i giovedì del Carnevale. Nel secolo scorso per le strade si appendeva il pupazzo Lu Carnevale e a metà Quaresima si uccideva la Quarantana, una pupattola appesa all’uscio. Alla fine si celebrava il funerale del Carnevale con una corteo divertente e una gran mangiata. Dal 1950, il Carnevale si è istituzionalizzato: la domenica e il martedì grasso in genere nel mese di Febbraio cortei di carri allegorici, coreografici pupi forgiati da abili maestri cartapestai, accompagnati da gruppi mascherati, sfilano per la città.
Leggendaria la devozione verso la Vergine della Scala: si narra che alcuni pastori vedendo gli animali soffermarsi presso un masso su cui era affrescata la Vergine, rimasero talmente impressionati da costruire lì il Santuario. Il 20 Febbraio è la festività religiosa, ma i festeggiamenti si celebrano la prima domenica di Maggio.
Legata alla tradizione religiosa la festa dei SS. Medici, con la tradizionale scambisciata e cavalcata il 26 e 27 Settembre.
Il 29 Settembre poi i solenni festeggiamenti per San Michele Arcangelo Patrono della città.
Tra le ricorrenze religiose l’usanza di appendere per i vicoli la barchetta della navigazione di S. Maria il 15 Agosto.
Dal 2007 è ripartito il Palio della Mezzaluna, non solo una rievocazione, ma memoria storica collettiva di quel Settembre del 1594, quando i massafresi corsero in aiuto delle truppe tarantine contro l’incursione saracena, non a caso l’espessione “mamma li Turchi”, in memoria della paura e della minaccia che quelle popolazioni infondevano. Nel Settembre Massafrese il palio è costituito dalla sfilata con corteo storico e la staffetta vera e propria del palio, a cui partecipano gli atleti dei 6 Rioni in cui è divisa la città. A precedere il palio le “Olimpiadi del palio”, giochi a squadre per i ragazzi dei 6 Rioni.


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