SOCIETA' ECONOMIA

ROBERTO FALCONE: E' NECESSARIO CHE LE IMPRESE LAVORINO! 

Nel periodo storico-economico in cui ci troviamo, abbiamo ritenuto di ascoltare l'opinione di un professionista che opera a stretto contatto con fisco e contribuenti: Roberto Falcone, Presidente Nazionale Tributaristi Lapet.
Gli italiani sono ancora stressati psicologicamente ed economicamente dal fisco per il 2012. Adesso anche il “Redditometro”. Quale è la Sua opinione sullo strumento in  questione?
F - Il redditometro è uno strumento che può essere utilizzato bene per attuare il cosiddetto principio di equità fiscale. Tuttavia presuppone che gli elementi che compongono questo sistema siano tali da rappresentare efficacemente e in maniera veritiera la realtà economica del contribuente.
Da quanto pubblicato sia con le norme che su internet per ciò che attiene il “Redditest”, non ci sembra che il redditometro possa rappresentare l’effettiva capacità contributiva così come prevista dai nostri principi costituzionali.
Se è pur vero che un contribuente intanto può spendere se guadagna, per cui l’entità delle spese configurano, a monte, un'eventuale redditualità, è altrettanto vero che l’amministrazione finanziaria non può utilizzare metodi statistici, addirittura facendo riferimento, per quanto riguarda i consumi, alle medie Istat. Né d’altra parte mi sembra che l’amministrazione finanziaria dispone di tanto personale da poter preventivamente, così come dice la legge, dopo aver applicato il redditometro e quindi aver selezionato i contribuenti, poterli consultare singolarmente per verificare le effettive spese.
Non ci sono altri metodi per poter combattere l’evasione?
F - Il problema dell’evasione fiscale è rilevante nel nostro Paese ma sono dell’avviso che attiene più al sistema della “compliance fiscale” che non agli strumenti coercitivi.
Il contribuente, nel momento in cui ha il sentore e verifica praticamente che i soldi delle imposte sono effettivamente utilizzati per prestazioni di servizi efficaci ed efficienti, è portato autonomamente a versare le imposte. Oggi, piuttosto, la sensazione comune e diffusa è che il danaro pubblico non venga speso affatto a vantaggio dei contribuenti.
Ben vengano i sistemi di lotta all’evasione fiscale ma bisogna salvaguardare sia il principio di equità fiscale sia di difesa del contribuente, che deve potersi difendere dalle presunte pretese del fisco.
Ma davvero la lotta all’evasione risolverebbe tutti i problemi dell’Italia?
F - Intanto il primo dubbio che sollevo è questo: perché non si usano strumenti altrettanto importanti con i grandi evasori?
E poi... assistiamo in Italia a una grande sperequazione fiscale per quanto riguarda le aliquote applicate sui redditi di lavoro rispetto invece alla tassazione applicata alle rendite finanziarie che oggi sono tassate meno della metà rispetto a quelle di lavoro (autonomo, dipendente, impresa, etc...).
Uscendo per un attimo dalla Sua competenza professionale... Cosa pensa della situazione politica italiana attuale?
F - Un déjàvu, qualcosa di già visto. Gli italiani hanno un grosso gap: non hanno mai avuto la forza di cambiare realmente. Se scorriamo le liste presentate in questi giorni da tutte le forze politiche ci pare di rivedere i soliti soggetti.
Non sono certamente un sostenitore del principio del nuovo a tutti i costi; non sempre il vecchio è da scartare completamente.
Posso attestare che esistono delle persone impegnate in politica, un numero molto ristretto ma estremamente valido, le cui esperienze vanno tutelate e salvaguardate.
E’ altrettanto vero però che un rinnovamento della classe politica, con percentuali ben più importanti, forse creerebbe quel senso di speranza nei confronti dell’elettorato e un cambiamento di mentalità, quantomeno nell’approccio e nelle diverse esperienze dei nuovi soggetti.
Per concludere. Cosa si sente di chiedere al futuro Governo del Paese?
F - A mio avviso le richieste riguardano più fronti. Mi influenza certamente la mia formazione economica, per cui ritengo che questo Paese vada rilanciato economicamente e per farlo è necessario che le imprese lavorino!
In che modo?
F - Con provvedimenti a costo zero, quelli relativi alla semplificazione e sburocratizzazione. Nel corso di questi anni ne abbiamo tanto sentito parlare, alcuni provvedimenti sono stati attuati ma molti di questi sono ancora sulla carta o quantomeno non hanno sortito gli effetti sperati.
Ancora oggi infatti a carico degli imprenditori abbiamo una forte burocrazia che distoglie l’imprenditore dalla sua mission: fare impresa.
Altro limite: la forte pressione fiscale. I nostri imprenditori sempre con maggiore difficoltà possono concorrere con i partner europei ed extraeuropei. In Europa abbiamo Paesi con tassazione e costo del personale molto più bassi rispetto ai nostri e questo fa sì che ci sia un esodo delle nostre imprese, spesso le migliori, verso questi Stati.
Non è detassare solo il lavoro dipendente la soluzione per il rilancio economico ma occorre intervenire sul carico fiscale dell’impresa affinchè la stessa possa agevolmente autofinanziarsi e quindi creare occupazione.
Altro aspetto di cui il nostro Governo deve farsi carico non solo a livello nazionale ma anche comunitario è l’accesso al credito che continua a essere sempre più limitato e difficoltoso. Le banche continuano a finanziarsi attraverso la BCE e tale finanziamento non serve per fare investimenti produttivi ma è servito, in questo periodo, solo per acquistare Titoli di Stato. Non c’è rilancio laddove i nostri imprenditori non possono finanziarsi attraverso il sistema creditizio.
Il rilancio economico parte anche attraverso le grandi opere infrastrutturali, alcune già si stanno realizzando ma bisognerebbe stimolarle ulteriormente, soprattutto nel settore dell’edilizia che è il motore di ogni economia a cui si collegano i vari settori collaterali che possono accelerare questo processo economico.
Certamente l’eccesso di tassazione, incrementatosi soprattutto in questo ultimo anno e mezzo, ha creato una recessione economica in termini di riduzione drastica dei consumi che non stimola la produzione.
Il che significa che bisogna lasciare più danaro nelle tasche delle famiglie e su questo, noi associazione Lapet, in tempi non sospetti, avevamo fatto uno studio molto importante con il Forum delle famiglie sul cosiddetto Fattore familiare, grazie al quale abbiamo dimostrato che, detassando le famiglie più numerose, è possibile incrementare i consumi nei settori più importanti (abitazione, elettrodomestici, automobili) e quindi riaccendere l’economia.
Bisogna rilanciare il fattore familiare quindi e non come erroneamente detto il Quoziente familiare, che è ben altra cosa.
Pertanto come sempre abbiamo fatto, continueremo a dare il nostro contributo in termini professionali, sollecitando le forze di Governo che ci presiederanno a mettere in campo misure rivolte al rilancio sociale ed economico del nostro Paese.

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La LAPET è stata costituita nel 1984 dapprima come sindacato nazionale di categoria divenendo nel 1990 una libera associazione.
Dall'assemblea nazionale del novembre 2004 assume la denominazione di Associazione Nazionale Tributaristi LAPET.
E' la prima associazione di tributaristi fondata in Italia a cui molti riconoscono il merito di aver sollevato il problema, in periodi non sospetti, del riconoscimento di quelle che allora venivano definite professioni emergenti, approfondendo la tematica sia sul fronte nazionale che europeo.
Grazie alla sua struttura organizzativa e alla presenza sull'intero territorio nazionale, con 20 delegazioni regionali, ed oltre 104 sedi provinciali, alle idonee garanzie patrimoniali che l'associazione offre nei confronti dei terzi, dall'ottobre del 2001 l'Associazione Nazionale Tributaristi Lapet è stata legalmente riconosciuta con decreto del Prefetto di Roma acquisendo in tal modo personalità giuridica.
La Lapet ha altresì costituito un suo organismo di mediazione Adr Medilapet, iscritto al n. 467 del registro degli Organismi di Mediazione presso il Ministero della Giustizia.
Nell’ottica di offrire agli associati la possibilità di esercitare a tutto tondo la professione, la Lapet ha promosso la costituzione del Caf Nazionale tributaristi che eroga ai dipendenti e pensionati tutti i servizi di assistenza fiscale e previdenziale previsti per legge.
La presidenza nazionale è retta da Roberto Falcone, al suo quarto mandato. Rieletto all’unanimità il 23 novembre 2012, ha al suo attivo il raggiungimento di tanti importanti obiettivi: dall'iscrizione della Lapet nell'elenco presso il Ministero della Giustizia, alla normazione Uni; dalla ammissione dell’Associazione presso le consulte camerali, alla tutela dell'utenza con il mandato professionale e la polizza obbligatoria; dal rinnovo del contratto collettivo nazionale di lavoro, al riconoscimento delle nuove professioni grazie alla recente approvazione della legge “Disposizioni in materia di professioni non organizzate in ordini e collegi”.
Per il prossimo quadriennio 2012-2016, componenti del nuovo consiglio direttivo nazionale sono: Vicepresidente Antonio Amendola, Segretario nazionale Giovanna Restucci, Tesoriere Marco Del Giudice, Consiglieri nazionali: Silvia Saccani, Elisabetta Tinelli, Giuseppe Tricoli, Antonio Tusa e Carlo Vannini).



PROFILO PROFESSIONALE DEL TRIBUTARISTA
Il tributarista offre servizi in campo fiscale, tributario e societario con funzioni che possono spaziare dalla semplice tenuta delle strutture contabili alla consulenza fiscale, dall'assistenza al contribuente durante la stesura dei contratti al contenzioso, dalla cessione di aziende o rami di azienda ad ogni altra operazione in campo fiscale-tributario per la quale non esista una specifica legge.
Garantisce la corretta applicazione delle leggi fiscali e tributarie. La sua responsabilità confina con le funzioni di pianificazione strategica e finanziaria. Possiede un'ampia cultura manageriale e legislativa. In particolare, in ambito economico aziendale, possiede ampie conoscenze relativamente a: ragioneria e gestione d'impresa. In ambito giuridico, oltre al diritto tributario conosce il diritto commerciale, comunitario e industriale, nonchè il diritto del lavoro e sindacale.
Sa raccogliere le informazioni sulle normative e gestire il processo di stipulazione dei contratti, le compravendite e i contenziosi.
Lo caratterizzano le capacità di analisi e l'accuratezza. E' necessaria un'ampia esperienza maturata nel settore tributario e la disponibilità all'aggiornamento continuo nel settore legislativo di riferimento.

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